IL DEBITO PUBBLICO NON SI FERMA. LA POLTRONA NEMMENO.

VARIANTE TECNICA · 27 SETTEMBRE 2026

Deficit Italia 2025: il 3,1% confermato, l'Italia resta in procedura UE

SATIRA SU DATI VERI · ISTAT, 22/09/2026

Il deficit italiano del 2025 è confermato al 3,1% del Pil. Lo dice l'Istat nel comunicato "Conti economici nazionali" diffuso il 22 settembre 2026: in valore assoluto sono 69.736 milioni di euro di disavanzo, in miglioramento di 5,1 miliardi sul 2024. La conseguenza è una sola: l'Italia resta nella procedura per disavanzo eccessivo della Ue. Prossima tappa il 21 ottobre, quando Eurostat diffonde la notifica: solo con un dato sotto il 3% la Commissione può proporre di chiudere.

MENTRE LEGGI, L'ESTRAPOLAZIONE DICE:

€ 3.205.800.000.000

Il contatore qui sopra è il debito, non il deficit: la somma di tutti gli anni, quella che nel 2025 è cresciuta di 128,9 miliardi. Stima lineare dal dato Banca d'Italia del 31/07/2026, +4.741 €/secondo: non è un dato in tempo reale, è matematica delle elementari applicata a un numero enorme. Guarda il contatore per intero, con la Macchina del Tempo dei governi dal 2001 →

COS'È IL DEFICIT E COME DIVENTA DEBITO

Due numeri che si confondono spesso, uno dentro l'altro. L'indebitamento netto è la differenza fra le entrate e le uscite delle amministrazioni pubbliche in un anno: se incassano meno di quanto spendono, il disavanzo è quella cifra. È una misura di flusso, un anno, e si chiude a fine esercizio come una partita di contabilità.

Il debito pubblico invece è uno stock: la somma di tutti i disavanzi da sempre, più le correzioni che la contabilità impone lungo il cammino. È il numero che il contatore della Poltronave fa crescere, e nel 2025 è salito di 128,9 miliardi, da 2.967,0 a 3.095,9 miliardi, pari al 136,7% del Pil secondo lo stesso comunicato Istat (dato di debito elaborato da Banca d'Italia). Attenzione a un falso allarme: la notifica di aprile dava 137,1%, ma calcolata sul Pil di allora, non su quello rivisto a settembre.

Di quei 128,9 miliardi, 69,7 sono il disavanzo e 59,1 l'aggiustamento che tiene conto del fatto che certe spese si incassano con anni di ritorno: il Consiglio dell'Unione europea lo attribuisce soprattutto all'incasso differito dei crediti d'imposta per ristrutturazioni edilizie.

C'è però un dettaglio che spiega quasi tutto il resto, e sta in una riga di tabella. Il saldo primario, cioè il disavanzo al netto della spesa per interessi, nel 2025 è stato di +17.422 milioni: le casse pubbliche, tagliando la voce interessi, hanno chiuso in avanzo.

Poi la voce interessi si porta via 87.158 milioni (anche questo è aritmetica Istat: 69.736 di disavanzo più 17.422 di saldo primario) e il saldo finale torna a essere negativo. In altre parole: al netto degli interessi, l'Italia non spende più di quanto incassa. Il buco è il prezzo del debito.

DAL DISAVANZO AL SALDO PRIMARIO, 2022-2025 (MILIARDI DI EURO)

0 -50 -100 -150 -161,2 -79,6 -152,0 -74,2 -74,8 +10,6 -69,7 +17,4 2022 2023 2024 2025
Indebitamento netto Saldo primario

Fonte: Istat, "Conti economici nazionali, anni 2010-2025", 22/09/2026, Prospetto 4 "Aggregati di finanza pubblica". I valori delle barre sono in milioni di euro nel documento originale, riportati qui in miliardi.

Tradotto: nel 2025 l'Italia ha incassato più di quanto abbia speso, se si fa finta di non pagare gli interessi. Poi li ha pagati, 87,2 miliardi, e il disavanzo è ricomparso. Il buco non è la spesa: è il prezzo del debito.

PERCHÉ 3,1 E NON SOTTO IL 3

Il 3% non è un numero magico, è il valore di riferimento del Trattato europeo, e la regola di arrotondamento a una cifra decimale rende il confine scomodo. In pratica: un rapporto del 3,08% si scrive 3,1 e resta fuori. L'Istat lo conferma al -3,1%, invariato rispetto alla stima di aprile.

La revisione di settembre ha spostato due numeri nella direzione opposta. Il disavanzo 2025 è stato corretto da -69.381 a -69.736 milioni, cioè 355 milioni in peggioramento, soprattutto per la revisione al rialzo delle uscite in conto capitale. Il Pil, però, è stato rivistato al rialzo di 6.954 milioni, a 2.265.003. Un denominatore più grande aiuta il rapporto: non è bastato, perché il numeratore è cresciuto ancora di più.

Il conto è semplice: 69.736 su 2.265.003 fa 3,08%. Per arrivare esattamente al 3,0% il disavanzo dovrebbe essere 67.950 milioni, cioè 1,8 miliardi in meno; per farlo scrivere 2,9 all'Eurostat, quindi restare davvero sotto, servirebbero 4,1 miliardi. Non è un dettaglio contabile: è quanto manca a una manovra per fare una differenza, ed è la ragione per cui la comunicazione del governo è stata quella di un "rammarico" (le dichiarazioni del ministro dell'Economia sono riportate da ANSA).

INDEBITAMENTO NETTO IN RAPPORTO AL PIL, 2022-2025, CONTRO LA SOGLIA DEL 3%

0 -2 -4 -6 -8 SOGLIA 3% -8,1% -7,1% -3,4% -3,1% 2022 2023 2024 2025 Ogni anno la barra si accorcia. Al 2025 manca un decimo di punto alla linea.

Fonte: Istat, "Conti economici nazionali, anni 2010-2025", 22/09/2026, Prospetto 4. La soglia del 3% del Pil è il valore di riferimento del Protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi.

RESTARE IN PROCEDURA, COSA VUOL DIRE OGGI

La notizia ha due facce, e solo una è drammatica. La drammatica: l'Italia è dentro la procedura per disavanzo eccessivo dal 2024, e la raccomandazione del Consiglio del 21 gennaio 2025 le fissava come termine il 2026: il deficit doveva scendere sotto il 3% entro quell'anno. Non è successo.

L'altra faccia è la riforma delle regole europee, in vigore dal 30 aprile 2024. Dal 2025 il parametro operativo non è più il disavanzo in rapporto al Pil, che diventa un indicatore di controllo a parte, ma la crescita della spesa netta: un tetto nominale annuo. Per l'Italia il Consiglio ha raccomandato 1,3% nel 2025 e 1,6% nel 2026, e il piano di medio periodo porta il tetto a 1,9% nel 2027 (Commissione europea, In-Depth Review 2025 Italy).

Ed è qui che la procedura si è incastrata. Nel 2025 la spesa netta è cresciuta dell'1,5%, sopra il tetto: uno scostamento di 0,1% di Pil in termini annuali. Per il 2026 la crescita prevista è dell'1,4%, di nuovo sotto il tetto. Per questo la Commissione, nella sua valutazione del 3 giugno 2026, ha considerato la procedura sospesa, non archiviata: il parametro torna a posto, ma la raccomandazione del Consiglio resta lì (Consiglio dell'Unione europea, documento 11124/26 del 3 luglio 2026).

SPESA NETTA: TETTO RACCOMANDATO E CRESCITA RILEVATA (VARIAZIONE PERCENTUALE)

2,0 1,5 1,0 0,5 0 1,3 1,5 1,6 1,4 2025 2026 2025 sopra il tetto, 2026 sotto: da qui la procedura sospesa e non archiviata.
Tetto raccomandato dal Consiglio Crescita rilevata o prevista

Fonte: Consiglio dell'Unione europea, progetto di raccomandazione 11124/26 del 3 luglio 2026 (su COM(2026) 212 final), punti 16 e 17. Tetti 1,3% (2025) e 1,6% (2026) raccomandati dal Consiglio il 21 gennaio 2025.

LA MANOVRA 2027, TRA ARITMETICA E SCADENZE

La notizia meno amara è che sul 3% l'Italia è più vicina di quanto sembri. Le previsioni della Commissione di primavera 2026 indicano un disavanzo del 2,9% del Pil sia nel 2026 sia nel 2027. Il debito, però, prosegue: 138,5% fine 2026 e 139,2% fine 2027, secondo le stesse previsioni (Commissione europea, previsioni per l'Italia).

La notizia meno comoda è di calendario. Secondo quanto dichiarato all'Ansa il 22 settembre, un portavoce della Commissione ha spiegato che, perché la Commissione possa proporre a novembre l'abrogazione della procedura italiana, il deficit 2025 nella notifica Eurostat del 21 ottobre deve risultare inferiore al 3%.

Quel numero è già noto e non riapre: siamo al 3,1%. La data che il governo indica come obiettivo è il 2027, e la prima raccomandazione del Consiglio per l'Italia chiede esattamente questo: rimettere in linea la spesa netta con il percorso correttivo raccomandato il 21 gennaio 2025, tenendo conto dello scostamento registrato nel 2025.

Una nota tecnica per chi conta: la clausola di salvaguardia nazionale, prevista dall'articolo 26 del regolamento Ue 2024/1263, concede una flessibilità "pari, in ciascun anno, all'eccedenza della spesa per la difesa rispetto al livello del 2021", entro il limite dell'1,5% del Pil, per quattro anni, dal 2025 al 2028 (Senato della Repubblica, Dossier 16). Non è denaro regalato: è spesa che resta nel debito e si scontra con il tetto di spesa netta. Può comprare spazio, non compra l'uscita dalla procedura.

IL CONTAORE, CHE NON HA PAURA DI NIENTE

Mentre i funzionari discutono di 0,1 punti percentuali, il numero grosso va avanti. Al 31 luglio 2026 il debito pubblico era a 3.205,8 miliardi e cresceva di circa 4.741 euro al secondo nell'ultima pubblicazione di Banca d'Italia. Il deficit appena confermato è uno dei due motivi per cui quel totale non si ferma: il disavanzo di ogni anno finisce dentro il debito, uno per anno, in fila.

Se vuoi vedere la storia completa di come siamo arrivati qui, c'è l'articolo sul dato di luglio, con i grafici sulla composizione del debito e su chi lo detiene. Se invece vuoi la poltrona che sale, torna sulla Poltronave e lascia che il contatore faccia il suo lavoro. Curioso di sapere quanto pesava il debito anche prima dell'euro? Vota se vuoi vederlo anche tu.

I NUMERI, IN CHIARO

IndicatoreValore
Indebitamento netto AP 2025-69.736 mln €
Indebitamento netto 2025 sul Pil-3,1%
Stesso rapporto nel 2024-3,4%
Rapporto effettivo (calcolo su dati Istat)3,08%
Mancato per stare al 3,0% (calcolo su dati Istat)1,8 mld €
Mancato per un 2,9% (calcolo su dati Istat)4,1 mld €
Pil 20252.265.003 mln €
Saldo primario 2025+17.422 mln € (+0,8% Pil)
Interessi passivi 2025 (calcolo su dati Istat)87.158 mln € (3,8% Pil)
Pressione fiscale 202542,9% del Pil
Debito pubblico 20253.095,9 mld € (136,7% Pil)
Variazione del debito 2025 (calcolo su dati Istat)+128,9 mld €
Debito pubblico 31/07/20263.205,8 mld €
Tetto di crescita spesa netta UE1,3% (2025), 1,6% (2026)
Crescita spesa netta 20251,5% (oltre il tetto)
Previsione Commissione 2026 e 20272,9% del Pil
Prossima notifica Eurostat21 ottobre 2026

Fonti: Istat, "Conti economici nazionali, anni 2010-2025", 22/09/2026 (comunicato e Prospetto 4); Banca d'Italia, "Finanza pubblica: fabbisogno e debito", luglio 2026; Consiglio dell'Unione europea, progetto di raccomandazione 11124/26 del 3 luglio 2026 su COM(2026) 212 final. Le righe marcate "calcolo su dati Istat" sono elaborazioni redazionali: il 3,08% è 69.736 su 2.265.003, il mancato è quanto serve a toccare il 3,0% o il 2,9% dello stesso Pil, gli interessi sono il disavanzo più il saldo primario, la variazione del debito è 3.095,9 meno 2.967,0. Tutto il resto è letto sulle fonti.

Qual è il deficit italiano del 2025?
Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche italiane nel 2025 è pari a 69.736 milioni di euro, il 3,1% del Pil. Il dato è Istat, comunicato Conti economici nazionali del 22 settembre 2026.
L'Italia è ancora in procedura di infrazione per il deficit?
Sì. Con il 3,1% la Commissione europea non può proporre di chiudere la procedura per disavanzo eccessivo: serve un dato del 2025 sotto il 3% del Pil nella notifica Eurostat del 21 ottobre 2026.
Quanto manca all'Italia per scendere sotto il 3% del Pil?
Il rapporto effettivo è il 3,08%, perché 69.736 milioni su un Pil di 2.265.003 milioni. Per arrivare esattamente al 3,0% servirebbero 1,8 miliardi in meno.
Cosa è cambiato nelle regole europee sui conti pubblici?
Dal 30 aprile 2024 il parametro che conta non è più il disavanzo in rapporto al Pil ma la crescita della spesa netta. Per l'Italia il tetto è 1,3% nel 2025 e 1,6% nel 2026: nel 2025 la spesa netta è cresciuta dell'1,5%, 0,1% di Pil oltre il tetto.

Scritto da agente AI (spacebunny). Poltronave è un progetto indipendente di Lucas Grilli, non finanziato da nessun partito. Reazioni a caldo su X, @poltronave_it. Se lavori con dati pubblici o comunicazione e ti va di fare qualcosa insieme, lucasgrilli.com è il posto giusto per scrivere.

SATIRA · ISTAT, CONSIGLIO UE, BANCA D'ITALIA · INFO

Questo articolo è satira politica su dati ufficiali reali, non un bollettino istituzionale. Le elaborazioni redazionali (rapporto effettivo 3,08%, mancato di 1,8 miliardi, interessi passivi di 87.158 milioni) sono dichiarate come tali e si ricavano dalle stesse tavole. Nessun fatto specifico è inventato; le dichiarazioni politiche sono riportate con la fonte accanto. Fonti: Istat, Conti economici nazionali, anni 2010-2025 (22/09/2026); Eurostat, notifica sul disavanzo e sul debito in procedura (22/04/2026); Consiglio dell'Unione europea, progetto di raccomandazione 11124/26 (03/07/2026); Banca d'Italia, Finanza pubblica: fabbisogno e debito.